Guelfi o ghibellini, purché divisi..
denaro di sotto e denaro di sopra
Per il denaro non c’è destra e sinistra, guelfi o ghibellini, interisti o iuventini che tenga, per il denaro c’è solo il sotto, quello degli gli spiccioli. e il sopra, quello dei grandi soldi. ì sotto sono quelli che si litigano per la pagnotta, oggi con qualche fettina di salame in più visto che è il tempo più ricco che ci sia mai stato nella storia degli umani e si dividono sempre di più.
I sopra sono gli oligarchi, ne aveva già parlato Platone sono quelli che nei grandi soldi ci sono nati, in famiglie o meglio, stirpi, che sono nel cerchio magico della finanza e del potere da secoli, anche se nelle loro finte biografie si vantano tutti di essere venuti dal basso, di avere fondato Google in un garage o cose simili.
gli invisibili della stanza dei bottoni
I loro servi possono diventare molto ricchi secondo l’ottica di quelli di quelli con pochi spiccioli in tasca, ma non appartengono alla stanza dei bottoni, la stanza di quelli che hanno tanti soldi e influenze da arrivare al livello in cui davanti a loro si inchinano i re, gli artisti più famosi, le università più prestigiose, dei politici neanche a parlarne visto che li scelgono loro e per loro sono meno degli sguatteri, e si inchinano anche una serie di miliardari che però sono fuori dalla stanza dei bottoni, che io sappia non hanno inviti alle loro feste sataniche. Sono quelli che eseguono gli ordini che fuoriescono da quella stanza senza discutere, altrimenti le commesse non arrivano e sono fatti fuori. sono i titolari presta nome di media e giornali, sono in Confindustria, o in borsa, ma anche lì siedono a parte
Rinascimento, nascita dei banchieri apolidi
Vediamo la storia. Siamo al rinascimento o subito dopo. Mentre i banchieri si sviluppano sempre di più facendo un gruppo molto coeso non legato a nessun territorio o a nessuna nazione in particolare, se non per succhiarne lo spirito e le risorse, il gruppo degli aristocratici dopo la breve epoca dei re assoluti si avvia ad essere fagocitato, sostituito al potere senza che nessuno se ne accorga quasi.
I banchieri hanno avuto, dal loro punto di vista, alcune generazioni geniali. Ora nell’epoca della loro decadenza sono diventati il sistema Epstein.
Giovanni de’ Bicci e i Medici
“non ti mischiare alle cose della città” dice Giovanni de’ Bicci a Cosimo l’apprendista del mestiere bancario nel suo banco. Parlo di Cosimo il Vecchio, il fondatore della banca dei Medici.
I banchieri impararono presto a stare nascosti, a riunirsi in organizzazioni segrete, magari insieme a re, principi, zar, quelli che con la prima guerra mondiale avrebbero spazzati via, allontanati dalla stanza dei bottoni, tenuti solo come gingilli, o rappresentanti di commercio (vedi per esempio la visita di re Carlo di Inghilterra ai governatori della colonia italiana
Per secoli gli aristocratici si erano dedicati allegramente a fare guerre ma le guerre costano e i banchieri usurai ne hanno approfittato alla grande, inventando il debito pubblico come ancora oggi lo conosciamo.
Fugger, i creatori di re
Per capire chi tra usurai e re, imperatori, principi comandasse davvero basterebbe leggere le lettere che Fugger scriveva la Carlo V d’Asburgo quello che grazie ai suoi prestiti era stato eletto imperatore del Sacro Romano Impero, l’impero dove non tramontava mai il sole. Carlo V era un vero nobile, era sincero, era un rigido moralista, viveva specie al termine della sua vita terrena quasi come un asceta nonostante tutto il suo potere. Purtroppo come l’ultimo dei suoi sudditi era convinto che il sistema denaro non poteva che essere a debito.
Tu imperatore, o tu Luigi XIV re sole o tu re d’Inghilterra o tu zar di Russia o qualunque testa coronata tu sia, con tutto il tuo potere che tu credi di avere, con tutti i tuoi consiglieri, i tuoi nobili aristocratici grandi o piccoli che ti stanno intorno, non ti chiedi da dove viene quel denaro e del potere che quel denaro hai?
Il denaro non è mai stato davvero messo in discussione da nessuno, poveri o ricchi, principi, re, borghesi o servi della gleba. Tutti lo hanno sempre usato e basta, senza chiedersi niente, come fosse un accidente qualsiasi dell’esistenza. Nessuno fino a oggi si è mai interrogato davvero su chi ne controllava la massa in circolazione, su chi lo prestava e su chi da questo ne guadagnava enormi interessi e privilegi. Il mondo è sempre stato così, almeno da quando lo conosciamo, il senso comune era: Servono soldi? andiamo a cercarli da chi li ha, gli usurai.
Oggi gli usurai sono arrivati al massimo del successo, la mia opinione è che questo potrebbe essere il culmine della curva gaussiana che rappresenta l’ascesa del potere del denaro nella storia dell’umanità fino a oggi.
valore, non oro ma lavoro
Vi voglio raccontare, amici, di un tale Antonio Serra, poco conosciuto e poco citato anche dagli economisti di mestiere, un cosentino di fine cinquecento, che scrive un trattatello dal titolo Breve trattato delle cause che possono fare abbondare li regni d’oro e d’argento dove non sono miniere con applicazione al regno di Napoli. Aveva già capito che senza lavoro il denaro non vale niente.
Al suo tempo la gente pensava che il valore dei soldi fosse contenuto nella lega delle monete che usava. Tutt’al più cominciavano a girare quei fogli di carta già allora chiamati cambiali, le banconote ancora non c’erano, esistevano lettere di cambio per trasferire denaro da un conto all’altro a tanti chilometri di distanza. Oggi quel trattato è dimenticato, a parte pochi specialisti in archeo economia, e lui stesso ha finito la sua vita nel carcere dello stato della chiesa, allora una superpotenza che non aveva tanta voglia che si parlasse in giro di come lei faceva i soldi e controllava il popolino.
Non che non ci fossero banche e banchieri con un sistema finanziario in grado di mettere in circolazione denaro a debito ma nel Regno di Napoli questo sistema non era ancora molto sviluppato. Nel regno di Napoli ad esmpio per fare qualcosa per le grandi masse di miserabili, poverissimi, che erano un grande problema per la loro società di allora, molto polarizzata come quella di oggi (pochi super ricchi da una parte masse enormi di poveri dall’altra) stavano confusamente provando un diverso sistema di finanziamenti.
Risale a quei tempi di fine ‘500 la costituzione dei monti dei pegni in antitesi ai banchi e alle altre istituzioni finanziarie.
prestatori di denaro
Gli spiriti buoni, quelli che in ogni luogo ed epoca vorrebbero per tutti, non solo per loro, che il mondo fosse un posto migliore, scoprirono presto che i cristiani come prestatori di denaro non erano tanto diversi dai vituperati giudei, alle volte erano anche peggio. Inoltre dopo i prestiti il problema finanziario degli stati rimaneva tale e quale, avevano sempre bisogno di soldi.
Insomma l’esperimento dei cristiani che si sono messi a fare gli usurai alla maniera ei giudei non è stato una grande idea e subito si è perso nella storia.
L’evoluzione del sistema denaro è andata per altre vie. I soldi si dovevano fare con i soldi, la crematistica di Aristotele, la grande finanza apolide di oggi e la chiesa cattolica un tempo ricchissima oggi è trascinata come una ruota del carro.
legge di Gresham e Antorio Serra
La legge dice che la moneta cattiva scaccia quella buona perché tra la gente circolava molto di più. La moneta buona veniva trattenuta come riserva di valore. Moneta che non circola vuol dire ancora oggi meno produzione di beni e servizi con conseguente declino della nazione e crescita della finanza. Questa è la legge di Gresham anche se pochi sanno che una prima formulazione l’aveva fatta Copernico, proprio quel Niccolò Copernico, astronomo e matematico del De revolutionibus orbium celestium.
Oggi come allora, una gran parte della gran massa monetaria internazionale, il dollaro, che costituisce la riserva di valore più consistente per gli scambi internazionali, sta per essere sostituita da monete che fino a ieri valevano di meno anche se pochi si ricordano di Gresham o di Copernico.
Che strani oggetti sono le idee,,, Le idee più brillanti qualcuno le tira fuori e un altro se le appropria e tutti a onorare quell’altro. Questo accade spesso lungo tutta la storia del pensiero.
Antonio Serra era in anticipo. C’è un tempo per le idee, il suo tempo è arrivato troppo presto. Ferdinando Galiani, del settecento, è molto più ricordato come economista, i suoi trattati sono a tutt’oggi studiati dagli studenti di economia. Di fatto il libro di Serra, per altro scritto in carcere, è stato ignorato e il sistema economico si è evoluto a suo modo senza il suo contributo. Si trovava a vivere in un tempo in cui il solo parlare di moneta poteva costare la vita, infatti non uscì mai dal carcere. Quel tempo è durato fino a pochi decenni or sono io sono tuttora convinto chr la morte di Giacinto Auriti non sia stata naturale, come quella di Nando Ioppolo.