Contenuto e forma

Contenuto e forma sono antitetici ma agli occhi dei più si confondono. Nei quadri come nella scrittura o nei film o nella nella musica o dappertutto, nella moda, nel cibo, insomma in ogni aspetto nella creatività umana, il nome, la firma, la fama spesso portano il giudizio fuori strada.

Nel giudizio di un quadro prima di sentire se per caso ci fosse un qualcosa che inebria o semplicemente niente la gente guarda la firma, se no chi si degnerà di prestare un poco più di attenzione, che poi è attenzione da dedicare soprattutto a se stessi.

Il discorso non cambia per i libri di filosofia, scienza o qualsiasi tipo di saggio. se il nome dell’autore  non è quello di un professore in una qualche università dal nome esotico sarà ignorato. Se si tratta di un romanzo e l’autore non ha avuto pubblicità o spazi in tv nessuno se lo fila.

Per la musica leggera sono passati i tempi in cui masse di giovani parevano in procinto di fare la rivoluzione tanto erano rapiti non da nomi ma dalle note e le esibizioni di tanti eccellenti artisti. Nella musica classica, relegata in una nicchia, sembra più facile trovare qualche intenditore onesto. 

Vale per tutti, di oggi e di ieri. Anche se l’autore ha un grande nome passato alla storia chi si azzarderà, che so, ad aprire un dialogo di Platone o la Divina commedia o l’Amleto, la forma li respinge. Quanti grandissimi ignorati per secoli.. Vivaldi.. Caravaggio.. Giordano Bruno.. e dal passato profondo Lucrezio.. Catullo.. solo dopo secoli accolti nella comunità di quei creatori specialissimi in contatto con mondi ultraterreni. Alcuni come John Florio l’autore di Shakespeare sono ancora misconosciuti, e chissà quanti altri lo sono e noi non lo sappiamo.

Quante volte è capitato anche a me dopo anni di riaprire un libro, togliergli le ragnatele e.. capirlo come alla prima non avevo fatto. Ricordo sul momento un libro di Frege sulle Ricerche Logiche che all’inizio del mio percorso mi respingeva, non riuscivo a capire di primo acchito. La logica  non era nei miei interessi in quel momento.

Cultura, lo ricordo, è un futuro, non uno stato ma un tendere a qualcosa ancora non conosciuto. in senso letterale infinito.

Cultura, viene dall’antico latino “colere” coltivare. Ultimo ma non ultimo, in qualsiasi tipo di libro, cosa sarebbe un pensiero profondo senza la “vivezza dello scrivere”?

Qui davanti a un nuovo tipo di libro, sviluppato non più su carta, non mi aspetto un grande applauso ma lo devo fare.

 

L’oggetto libro ieri e oggi: le opere di Platone di Aristotele di Cicerone, di Plinio e di tutti gli altri all’origine  erano rotoli, “volumina” in latino, pezzi di corteccia, di pelle di pecora o di pergamena stesi, trattati, uniti assieme e poi arrotolati. Nei quadri del barocco si mettevano come decoro, erano i cartigli.

Nell’alto medioevo è arrivato, con la prima carta, il codice, fogli stesi scritti a mano su due facciate e rilegati con copertina e un dorso. La stampa a caratteri mobili ha proseguito il formato e siamo arrivati al libro di oggi.

L’informatica e internet stanno cambiando tutto, sta cambiando la moneta, vuoi che non cambi la forma del libro? 

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Ingannati: potere, soldi, umanità

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