Il grande inquisitore

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.. e se parlassimo di umanità varia, psiche o anima, male o bene che sia?

 maestro di umanità, Dostoevskij

Qui il testo di Dostoevskij riportato quasi integralmente: Ivan ha chiesto al fratello Alioscia di potergli leggere un libro che ha scritto. Stanno parlando di popolo, di Dio, di fede.

Un autore dovrebbe rinunziare sia pure ad un unico ascoltatore?

“Un autore dovrebbe rinunziare sia pure ad un unico ascoltatore?” dice Ivan Karamazov, il lucido, tormentato, pessimista o come si chiamano da sé  tutti quelli che gli assomigliano, realista, al fratello Alëša, Alioscia come diciamo noi italiani, lo spirituale, votato al dono anche di se stesso al mondo, Non serbava mai memoria delle offese …aveva una selvaggia, esaltata pudicizia e castità, se avesse un grande patrimonio lo darebbe subito tutto via per un’opera di bene, così lo descrive Dostoevskij.

il racconto di Ivan

Così Ivan inizia il racconto del Grande Inquisitore, un romanzo, o poema come è scritto letteralmente, all’interno del grande romanzo.

‘.. l’azione si svolge nel ‘500. A quel tempo si usava far discendere sulla terra gli spiriti celesti..’ seguono esempi. Citazioni di Dante Alighieri tra gli altri. In un poema La madre di Dio tra i dannati Maria, la Madonna, visita l’inferno guidata dall’arcangelo Michele. Vede i peccatori e le loro atroci sofferenze. ‘Dio li dimentica sempre’ dice Maria.. addolorata e piangente cade in ginocchio davanti al trono di Dio.. ‘come posso perdonare i suoi carnefici?’ .. alla fine ottiene da Dio che le sofferenze dei dannati cessino ogni anno il venerdì santo…

Gesù scende in terra

Ivan dice ‘nel mio poema avrei fatto scendere in terra Lui, Gesù Cristo, dopo 15 secoli da cui aveva promesso di ritornare. Ma il diavolo non dorme e l’umanità aveva già cominciato a dubitare dei suoi miracoli. Egli arriva a Siviglia proprio dove il vecchio Inquisitore il giorno prima aveva fatto bruciare un centinaio di eretici in un grande autodafé.

Lui sta in silenzio ma lo riconoscono. Il popolo è attratto verso di lui da una forza irresistibile.

In mezzo alla folla fa miracoli, un cieco dalla nascita vede, è Lui, è Lui gridano tutti. Nella cattedrale arriva la bara di una bambina morta. La madre lo implora Lui la fa rivivere.

il vecchio inquisitore

A questo punto arriva il vecchio novantenne, Il Grande Inquisitore, con la sua ‘sacra’ guardia. Aggrotta le ciglia. Il popolo è talmente abituato ad avere paura che si apre, lo fa passare in silenzio. Tende il dito e le guardie si impadroniscono di Lui.

Conducono il prigioniero in un buio carcere. Nella tenebra della notte il vecchio Inquisitore va a fargli visita. ‘sei tu?’ Lui non risponde ‘domani ti metterò al rogo’ dice.

‘Hai tu il diritto di rivelarci anche uno solo dei segreti di quel mondo da cui vieni? Qualunque cosa tu ci rivelassi sarebbe un attentato alla libertà di fede. Voglio rendervi liberi dicevi.

‘Ebbene ora li hai visti questi uomini liberi. Mi guardi con quell’aria mansueta e non mi degni neppure della tua collera.

Ivan dice che l’Inquisitore attribuisce a sé il merito di avere soppresso la libertà e sostiene di avere agito così per rendere felici gli uomini. Gli uomini sono stati creati ribelli. Tu hai dato a noi il diritto di legarli.

Lo spirito dell’autodistruzione e del non essere parlò con te nel deserto e ti tentò. Formulò tre proposte. Vedi queste pietre? tramutale in pani e l’umanità tutta ti verrà dietro Tu non volesti privare l’uomo della libertà.

Nessuna scienza potrà dare loro il pane finché saranno liberi ma finirà che deporranno la loro libertà ai nostri piedi.

diremo che regnamo a nome tuo

Noi diremo che obbediamo a te e che regnamo in nome tuo. Perché la preoccupazione di queste misere creature non è soltanto qualcosa davanti a cui potersi inchinare ma trovare qualcosa o qualcuno davanti a cui si inchinino tutti insieme.

Sarà così fino alla fine del mondo. Tu lo sapevi, non potevi non conoscere questo segreto fondamentale della natura umana ma rifiutasti l’unica bandiera invincibile per cui potessero inchinare davanti a te senza discutere, la bandiera del pane.

Non c’è per l’uomo preoccupazione più tormentosa che quella di trovare qualcuno al quale restituire il più presto possibile quel dono della libertà che il disgraziato ha avuto al momento di nascere. Avevi forse dimenticato che la tranquillità, e perfino la morte, è più cara all’uomo della libera scelta?

il tormento per l’uomo, la libertà

Non c’è per l’uomo nulla di più allettante della libertà della sua coscienza ma non c’è neanche nulla di più tormentoso.

Lasciandoli liberi, in questo modo sei stato proprio tu a porre il presupposto per la rovina del tuo regno quindi non dare la colpa a nessuno.

Ci sono solo tre forze per vincere i deboli  e i ribelli, il miracolo, il mistero e l’autorità. Tu le rifiutasti. In cima al tempio:  Se sei il figlio di Dio buttati giù, il Padre tuo ti salverà e non ti sfracellerai al suolo. Tu capivi che facendolo avresti tentato il signore. Tu mettevi gli uomini troppo in alto perché essi sono certamente degli schiavi benché siano stati creati ribelli.

Se tu avessi chiesto di meno sarebbe stata una cosa più vicina all’amore. Se tu avessi stimato meno l’uomo gli avresti anche chiesto meno.

ribelli, bambini sciocchi

Alla fine questi bambini sciocchi si accorgeranno di essere dei ribelli molto deboli che non hanno la forza di sostenere la loro ribellione. Noi abbiamo corretto la tua opera, la abbiamo basata sul mistero, sul miracolo e sulla autorità. Gli uomini si sono rallegrati che qualcuno abbia preso di nuovo a spingerli come un gregge. Non abbiamo forse dimostrato di amare l’umanità togliendogli quel fardello?

Perché continui a guardarmi con gli occhi buoni?  Mostrami la tua collera, io non voglio il tuo amore. Perché ora sei venuto a disturbarci? Tu accettando la porpora dei Cesari avresti fondato il regno universale, infatti a chi spetta di dominare gli uomini se non a coloro che dominano la loro coscienza e nelle cui mani è il loro pane.

Avendo cominciato ad innalzare la loro torre di Babele senza di noi è nell’antropofagia che andranno a finire. La libertà, il libero pensiero e la scienza li porteranno in tali labirinti che si ammazzeranno tra loro e gli ultimi rimasti si trascineranno ai nostri piedi. ‘Salvateci da noi stessi’.

Li faremo lavorare ma nelle ore libere organizzeremo la loro vita come un gioco infantile. Concederemo loro anche il peccato.

Sappi che anch’io sono stato nel deserto, ma mi svegliai e non volli servire la causa della follia. Ti brucerò sul rogo se qualcuno se lo è meritato sei proprio tu.

Qui Ivan si fermò e Alioscia il puro disse: non c’è nessun mistero la loro è pura e semplice sete di potere, di dominio assoluto, una specie di futura servitù della gleba nella quale loro saranno i padroni latifondisti. Il tuo Inquisitore non crede in Dio ecco quale è il suo unico segreto.

Ivan risponde: Proprio così, ma non è forse una sofferenza almeno per un uomo come lui che ha passato tutta la sua vita nel deserto per un ideale? Per lui al tramonto dei suoi giorni questo è amore per gli uomini.

Si convince che per mettere ordine tra quegli esseri deboli e ribelli ‘creature fatte per esperimento e per burla’ bisogna seguire le indicazioni dello spirito della morte e della distruzione, ingannandoli per tutta la strada affinché non capiscano dove vengono condotti.

Te lo dico Alioscia io penso che un uomo del genere sia esistito, magari tra i pontefici della chiesa di Roma con tutti i suoi gesuiti. Io penso che anche i massoni alla base abbiano qualcosa del genere.

Però difendendo il mio pensiero ho il mio pensiero ho l’aria di un autore che non sopporta la critica. Basta dunque.

Alioscia: come finisce il tuo poema?

Gesù bacia l’inquisitore

Ivan: l’Inquisitore smette di parlare e aspetta che il Prigioniero gli risponda. Il suo silenzio gli pesa. Ha visto che lo ha ascoltato in silenzio guardandolo sempre fisso negli occhi. Vorrebbe che gli dicesse qualcosa ma ecco che Lui gli si avvicina in silenzio e lo bacia dolcemente sulle vecchie labbra esangui.

L’Inquisitore, il vecchio, ha un tremito, va alla porta, la apre e dice al prigioniero ‘Vattene, e non venire più, mai più’ e lo lascia andare. Il Prigioniero si allontana.

Quel Bacio gli brucia il cuore ma il vecchio persiste nella sua idea.

Questo, amici, è in sintesi, abbreviato da me, il racconto del Grande Inquisitore.

Se lo conoscevate o se non lo ritenete uno spunto interessante, tutti concentrati nelle descrizioni tecniche, anche queste sommarie, del sistema della moneta come si è formato arrivando fino ad oggi potete saltarlo e riprendere dalla prossima pagina.

Il racconto di questo grande romanzo va avanti e ci offre molto altro, vi consiglio non solo di leggerlo ma di immergervisi senza trascurare i dettagli. Non ci sono dettagli in Dostoevskij. Spero che tutto questo serva anche per le parti che non capite subito del vostro dibattito interno. A me questo è servito. 

Una risposta

  1. Caro Giovanni,
    Dopo aver letto un paio di volte questo articolo, mi sono distratta e stavo guardando un video che hai condiviso con noi. Tutto è sincronico, nel video si accenna al Panopticon. Ebbene, il Panopticon semplicemente dimostra uno, se non il, principio fondante delle fedi religiose: il guardiano che tutto vede e che ci fa rigare dritto è proprio la divinità. Non non lo vediamo, ma lui vede noi e ci giudicherà. È stato un esperimento atto a dimostrare questo potere che ha la chiesa.
    Detto ciò, questo è un bellissimo e interessantissimo articolo, e si collega a ciò che ti ho appena scritto perché religione e politica non sono poi così distanti: fanno la stessa cosa, a volte sinergicamente sostenendosi a vicenda, con mezzi simili, distinti solo dalla narrativa che li giustifica.
    Il punto è: non credi che questo racconto sia molto in linea con quello che spesso ti dico riguardo a politica e anarchia?
    Un caro saluto e abbraccio!

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