Linguaggio: discorso debole

Tabella dei Contenuti

Algoritmi per processare un linguaggio

Oggi che un romanzo o un articolo su un qualsiasi argomento con l’intelligenza artificiale si può scrivere in un quarto d’ora, oggi che c’è un’invasione di letteratura e di libri, ne escono a centinaia ogni giorno, si potrebbe fare un algoritmo che processi alla velocità della luce tutti i libri che ci interessano sfoltendoli di tutti i discorsi deboli che contengono. Gli studiosi autentici ne guadagnerebbero.

Cosa intendo per discorso debole? Discorso debole è quando speriamo senza nessun fondamento, quando  ci auguriamo qualcosa in astratto, senza un progetto o una ipotesi di soluzione a sostegno mentre la realtà continua ad andare per le sue vie ignorandoci.

Discorso debole è anche quando, invece di analizzare, osservare e dedurre, ci prodighiamo in discorsi prescrittivi, usiamo espressioni come ‘bisogna, si deve, è necessario..’ anche al condizionale ‘si dovrebbe, sarebbe necessario ecc..’

Alle volte. in particolare i politici, che di discorsi deboli se ne intendono visto che vivono di parole vuote,  si usano gli imperativi, ‘si faccia, si provveda..’ sono discorsi che non contengono eppure abbozzato il come potrebbe essere messo in pratica quello che viene ingiunto con il tono imperativo.

Discorso debole lo possiamo individuare anche quando notiamo un tono affermativo, senza ombra di dubbio come se chi lo sta mettendo per iscritto abbia una verità da rivelarci.

Si potrebbe creare un algoritmo che li analizza e li classifica.

Linguaggio e propaganda

Qualcuno, studiosi molto avveduti, a mio avviso molto seri e preparati, pensa di aver individuato al tempo di Elisabetta I Tudor la nascita della propaganda moderna, quella che avrebbe segnato l’affermarsi nei secoli successivi di un impero come non si era mai visto, quello che oggi chiamiamo anglosassone, magistrale nel convincere la gente, sottomessa al volere dei grandi oligarchi, di essere libera. 

Probabilmente si trattava dei primi vagiti, Elisabetta forse non era del tutto cosciente anche se non poteva non essersi accorta del successo travolgente presso le masse popolari di tutti i ceti sociali delle narrazioni delle rappresentazioni teatrali a cui tutti credevano.

Si trattava di un mondo più libero, più ricco di vitalità selvaggia che dal punto di vista del potere poteva forse essere convinto ma non del tutto controllato. Ricordo qui la non molto lontana nel tempo ‘peasant’s revolt’ di Matt Tyler. Le masse popolari facevano paura e tutta quella libertà avrebbe potuto essere pericolosa. Forse i regnanti, che allora erano i puritani, se ne sono accorti con più coscienza più tardi quando nel 1642 hanno chiuso i teatri, mettendo fine a una autentica epoca d’oro.

Intanto, per fortuna dell’umanità erano apparse le grandi narrazioni shakespeariane, umanità pura e profonda chiunque sia stato a scriverle. 

Regole. leggi, tasse e doveri, erano di nuovo apparse a reprimere la spontaneità. Lo stato, anche se noi lo ignoriamo lui si occupa di noi.

 

3 risposte

  1. Vorrei approfondire con voi la questione di John Florio e di Shakespeare, ci dirà molto sulle grandi opere, sono evidenti, non conta l’autore anche se siamo portati a venerarlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *