economia: scienza o arte?

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economia: scienza o arte?

Economia e politica ballano insieme la danza del male e del bene. Chi conduce è il male ma il bene alle volte cambia qualche passo della danza

I soldi creano crimini, malvagità, egoismo, violenza inaudita, ma può essere accettabile un giudizio così tranchant? I soldi non provocano solo il peggio, i soldi possono dare il benessere ai popoli. In fondo la corruzione della chiesa e dei vari principi non ha impedito nel rinascimento la fioritura della più grande arte pittorica mai vista, la nascita della stessa idea di arte al di sopra di tutte le arti di ogni genere.

Ogni teoria economica pensa ad un modello astratto, un modello che sembra logico ma non è mai obiettivo infatti basta cambiare punto di vista perché il modello cambi. C’è l’economia per quelli che hanno il potere e c’è l’economia per quelli che stanno sotto. 

I risultati che la teoria economica si prefigge possono servire ai pochi oppure se il modello è immaginato da economisti morali aiutano tutta la nazione a crescere, soprattutto la classe media e i poveri.

Per fare un esempio di un punto di vista economico che va verso l’interesse dei più, Keynes, l’autore di uno di quei lavori che di seguito vi cito realmente importante per il benessere delle nazioni, lancia un messaggio di autentica economia morale. Nel 1930 a Madrid tiene una conferenza che viene data alle stampe col titolo “Possibilità economiche per i nostri nipoti”.

Da leggere, orientata com’è al benessere non di pochi ma di tutta l’umanità.

Neoliberismo

Gli economisti cosiddetti neoliberali non pensano ai nipoti tranne, forse, a quelli delle famiglie che dominano il mondo. Sono produttori di piani economici che favoriscono il sistema di potere e di guadagno dei pochissimi, oi polloi al tempo degli antichi greci, non certo della massa e neppure della classe media.

I neoliberisti sono tanti, istruiti in certe scuole molto ben finanziate, indovinate voi da chi, fanno tanta carriera e hanno tanta visibilità.

C’è stato un momento in cui tanti famosi economisti volevano ridurre tutto a formule matematiche. Come se l’economia fosse una scienza esatta. Hanno sempre sbagliato tutte le previsioni, nessuno escluso, a parte le profezie auto avveranti dei Chicago boys o quelle degli economisti del FMI fondo monetario internazionale.

Non erano profezie, erano i loro piani di dominio, che per alcuni secoli hanno avuto successo.

Volessi fare bella figura e darmi l’aria di uno che sa ‘con esattezza’ parlerei ora vagamente ma con tono importante della teoria marginalista di Léon Walras, del premio nobel a Wassily Leontief per le sue formule alla lavagna per dare alle relazioni input output una esattezza impossibile alla prova dei fatti, e di tanti altri cosiddetti scienziati ‘esatti’ di una mitica scienza economica che fin dall’ottocento riempiono scaffali su scaffali delle biblioteche. Ma non voglio fare bella figura, voglio la verità.

Queste cosiddette profezie uno di loro ce le ha raccontate, uno integro che da lì ne è uscito vivo. Si chiamava, e si chiama ancora nel momento in cui scrivo, John Perkins. Le ha raccontate in bello stile nel suo importante quanto troppo ignorato libro autobiografico, Confessioni di un sicario dell’economia, in inglese, Confessions of an economic hit man. 

Confessioni di un sicario dell’economia

Voglio evitarvi, amici, fatiche che può darsi farete successivamente quando leggerete quel libro. Vi anticipo qui qualcosa di quello che ha scritto.

Nel prologo il suo incipit è questo:

‘I sicari dell’economia sono professionisti ben retribuiti che sottraggono migliaia di miliardi di dollari a diversi paesi in tutto il mondo. Riversano il denaro nella Banca Mondiale, dell’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale e di altre organizzazioni ‘umanitarie’ nelle casse di grandi multinazionali e nelle tasche di quel pugno di ricche famiglie che detengono il controllo delle risorse naturali del pianeta. I loro metodi comprendono falso in bilancio, elezioni truccate, tangenti, estorsioni, sesso e omicidio. Il loro è un gioco vecchio quanto il potere, ma in questa epoca di globalizzazione ha assunto nuove e terrificanti dimensioni. Lo so bene: io ero un sicario dell’economia.’

Poi Perkins continua: ‘Lo avevo dedicato ai presidenti di due paesi, già miei clienti, uomini che rispettavo e che consideravo come anime affini: Jaime Roldós, presidente dell’Ecuador e Omar Torrijos, presidente di Panama. Lo ho interrotto perché poco dopo i due presidenti sono morti in terribili incidenti. Le loro morti non furono accidentali. Vennero assassinati perché si opponevano a quella congrega di signori delle multinazionali, dei governi e delle banche che si prefiggono l’impero mondiale’.  Sic!

Quindi Perkins continua letteralmente, verbatim come dicevano i latini, in questo modo: questo libro lo avevo abbandonato, poi lo ho ripreso. Un editore importante mi ha detto che sarebbe un romanzo da fare invidia a Le Carré.. Ma questo non è un romanzo, è la storia della mia vita.

Sa di correre rischi grandi e chiede alla figlia Jessica cosa fare.

Riporto la sua risposta perché confido che tocchi anche voi come ha toccato me. 

‘Non ti preoccupare papà, se dovesse succederti qualcosa continuerò io quello che hai iniziato. Dobbiamo farlo per i nipoti che spero un giorno di darti’

In questo suo rivelatore saggio Perkins  ci spiega molte cose, ci dice quale era il suo lavoro, ci racconta ad esempio di quando è stato mandato in Arabia Saudita per indurli a prendere prestiti e indebitarsi, quindi ci spiega per filo e per segno come fanno i piani economici per fare indebitare le nazioni emergenti con soldi che alla fine ritornano a loro.

Scrivono relazioni piene di paroloni semi incomprensibili, grafici, tabelle, che paiono dire prendete dal FMI questi soldi, non preoccupatevi degli interessi, sarete felici, ricchi, senza più problemi, le stesse favole che ancora oggi sono raccontate qui da noi da tutti i giornali e  i media.

Non tutti ci cascano, i più avveduti capiscono che quella è una trappola, semplice propaganda rivestita di luccicanti promesse.

Dopo gli studi ‘economici’  come da copione seguono i gentili prestiti del FMI, prestiti ad interesse naturalmente, offerti con condizioni molto strette su come dovranno spendere i soldi, un altro interesse occulto. Come se una banca ti offrisse un prestito per comprare un’auto ma ti mettesse come condizione non di comprare un’auto ma una bicicletta, e non solo, dalla ditta che vuole lei di cui ha le quote maggioritarie della proprietà.

Ricordate le ‘riforme’ di ‘ce lo chiede l’Europa’ amici,  altrimenti non avrete i soldi? Qualcosa del genere. Si chiama dittatura del denaro, io ho i soldi tu no, io posso corrompere quasi chiunque tu puoi solo sognare se sei onesto se no tu puoi soltanto rosicare. 

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