Prima o poi ci accorgeremo che abbiamo bisogno del diritto per essere liberi.
trappole del linguaggio
Potere, diritto, denaro, qui si cade facilmente nella trappola delle parole, ’fraudes de la palabra’ diceva Borges, per cui facciamo attenzione niente è come pare a dirlo, tanto più se parliamo di diritto, potere o denaro.
Chissà perché prima di entrare nel dettaglio di alcuni particolari tecnici del sistema denaro viene da parlare di potere e parlando di potere viene di parlare di diritto come se potesse essere un argine a questo istinto animale primordiale.
Del diritto si potrebbe parlare a lungo in tanti modi diversi, tutti in teoria hanno una logica comprensibile, ne sanno qualcosa gli studenti che devono preparare un esame di diritto. Poi la vita si rivela un’altra cosa, se diventeranno magistrati molti di loro si dimenticheranno di tutti quei tomi.
il mondo che c’è
Nel mondo che invece c’è osserviamo cose che non collimano con quello che è scritto a chiare lettere in quei libri, ad esempio non torna vedere come i deboli, gli emarginati, le vittime il diritto lo invochino, quando sono nelle condizioni di debolezza, e non se lo vedono riconosciuto.
Quando a quegli stessi per qualche accidente dell’esistenza capita di trovarsi dalla parte di quelli forti state tranquilli che se ne dimenticheranno a loro volta.
la giustizia non va a braccetto con il diritto
Si potrebbe dire del diritto di come spesso viene scambiato per la giustizia, non sono la stessa cosa.
Si potrebbe dire tanto altro, ma questo scritto ha come impegno l’essere il più possibile semplice, per cui meglio non divagare.
il diritto, l’utile del più forte
Mi ripeterò con una citazione di Platone dal suo suo libro Politeia titolato oggi non saprei dire perché La Repubblica: IL DIRITTO È L’UTILE DEL PIÙ FORTE.
Potremmo anche dirlo all’inglese che oggi va di moda MIGHT MAKES RIGHT, oggi come oggi accenderebbe di più l’attenzione, il senso è sempre lo stesso., il potere fa il diritto. Si può andare avanti su questa linea; con Giovanni Giolitti, che ci ha lasciato detto “per i nemici le leggi si applicano per gli amici si interpretano”. implicitamente dicendoci che i magistrati fanno politica e dirci anche qualcosa su quelli che scrivono le leggi.
Giovanni Giolitti, un politico della nostra storia che noi italiani dovremmo studiare meglio. Per chi non lo conoscesse è stato un abile politico italiano all’inizio del ‘900 non abbastanza abile purtroppo da impedire che Sidney Sonnino, un ministro di “loro”, gli invisibili, diventasse ministro degli esteri dei tre governi di guerra e andasse a sottoscrivere il patto di Londra nell’aprile del 1915 con cui l’Italia cambiò alleanza,, e, scondo il volere dei banchieri di Londra che finanziarono le spese di guerra, il popolo idei giovani contadini, operai, artigiani taliani fu mandato nella maclleria della Prima Guerra Mondiale.
prima guerra mondiale
Il finanziamento di Londra, l’arrivo degli americani mandati con grande abilità manipolatoria dai finanzieri di Wall Street a tutela dei loro prestiti, il finanziamento ormai più che provato a Lenin e alla rivoluzione russa uniti alla fine degli Asburgo e dei Romanov, mi hanno convinto che quello è stato il momento della storia con cui l’aristocrazia ha finito il suo ciclo ed è stata sostituita ufficialmente dalla grande finanza. Qui nel libro ne parlo, la chiamo aristocrazia finanziaria.
funzionari dello stato traditori
Mi ha colpito sapere che Sonnino era figlio di un banchiere ebreo e per parte di madre almeno, proveniva da ambienti aschenaziti. Ancora oggi nella rappresentazione farsesca della democrazia contano di più certi funzionari che i capi del governo, vedi Monti, Draghi, Prodi negli anni ‘80. Solo successivamente, a giochi fatti, sono stati premiati e sono diventati capi del governo.
Il posto che ha il diritto nel mondo reale non nel mondo che non c’è, si trova più che altro nei libri dimenticati su polverosi scaffali.