che sia ora di chiedersi perché usiamo la parola stato? il linguaggio che crea la realtà
stato e privati dall’antichità a oggi
La differenza tra lo stato e i privati è un problema aperto da sempre. Secondo Svetonio Giulio Cesare andava dicendo : “Nihil esse rem publicam, appellationem modo sine corpore ac specie” (La repubblica è il nulla, un semplice nome senza corpo né forma) nelle Episulae ad Cesarem (lettere a Cesare) attribuite a Sallustio “Sed res publica nomen est, nihil amplius.” (Ma la repubblica è solo un nome, niente di più) Res publica allora corrispondeva all’attuale parola stato
Tra stato e privati non si capisce a pensarci bene che differenza c’è visto che ogni stato comunque sia strutturato, democrazia, dittatura, principato o reame, è fatto da persone in carne e ossa, i privati. Anche a cercare sopra le nuvole non si trova niente che possa essere chiamato stato,
privati cattivi e cattivissimi
La gente è cattiva dicono tutti in giro ma i privati oltre che il potere, l’egoismo, l’avidità e altre passioncelle potrebbero avere nell’animo anche una certa morale che li spinge ad amare la comunità a cui appartengono e a sostenerla con onestà.
La comunità con i tributi fornisce i mezzi ai privati che ne scalano il potere . Ci sono privati cannibali e stati cannibali visto che sono nelle mani di quei privati, come ci sono stati portatori di grandi istinti sociali, statali si potrebbe dire nel senso più puro, ci sono stati meno corrotti di altri., Dire questo nell’epoca in cui, tramite i media, potrebbe costarmi nella credibilità agli occhi di tanti..
stato e controllo della moneta
Gli stati giusti, che agiscono per il bene dei cittadini che li compongono invariabilmente hanno il controllo della creazione della moneta.
Osserviamo per inciso che ad Atene, spesso presa come esempio ideale, ai tempi belli e brevi del loro impero, la moneta era coniata e garantita dalla forza militare dello stato.
Non c’è stato ideale senza moneta perché tutto quello che fa o dovrebbe fare per il benessere di tutti i cittadini sarebbe immettere denaro, evitando l’inflazione negli scambi interni come nel commercio internazionale, nell’economia nazionale. Tutti capiscono che più denaro c’è in giro, più possibilità di migliorare la propria condizione economica ci sono. Ma questo è semplificare troppo. Nel libro mi spiegherò meglio.
trappole del linguaggio
Stato e privati ancora oggi sono idee confuse, autentiche trappole del linguaggio per la mente collettiva e per le singole menti che vorrebbero essere libere. Purtroppo per l’avvento di un mondo migliore, le menti libere sono intrappolate nel linguaggio esattamente come quelle degli indifferenti e degli ignavi
Lo stato non esiste in astratto, lo abbiamo detto, i suoi pomposamente detti servitori sono uomini per lo più con tutti i difetti qualche volta con qualche pregio.
Anche se c’è tanto stato il che equivale in economia a tanti soldi che rimangono in circolo nell’economia nazionale questi privati in abiti istituzionali se ne avranno l’occasione ruberanno, se dovranno tradire, per vigliaccheria, quieto vivere o chissà per quale istinto malefico, tradiranno, a loro modo cercheranno di prendere una fetta più grande di potere, se dovranno mentire non si tireranno indietro. Solo pochissimi seguono la coscienza morale contro questi infimi interessi particolari..
ricchissimi dittatori
Oggi dopo 5000 anni mal contati di usura la moneta dalle nostre parti è palesemente nelle mani dei privati anche se sembra che da altre parti del mondo sia in atto un cambiamento. Sembra.. i conti bancari esteri dei dittatori sono sempre ben pieni di soldi. Tutti? Gheddafi aveva di di sicuro ricchezza personale ma tanta della ricchezza restava nella Libia, la chiamavano la Svizzera dell’africa, e i suoi cittadini vivevano bene. Poi sono arrivati i neoliberisti con le loro bombe. Si possono fare tanti esempi come questo, sempre legati a qualche guerra.
La moneta fiat cioè creata dal nulla dalle banche centrali private e non dello stato mette gli individui del piano di sotto alla mercé di quelli del piano di sopra, ne abbiamo già parlato. Questo modello andrà a scomparire? La storia è piena di popoli e di civiltà che sono scomparse.
La parola Stato nel latino status significava solo condizione, collocamento del cittadino nella società o all’interno di una tribù. Si usa ancora oggi così. Oggi nessuno si chiede il significato della parola in sé, nessuno osserva mai che quello è un participio passato del verbo essere..
Lo stato è diventato lo Stato, entità astratta sopra tutto e tutti dopo essere passata per entità come comuni, feudi, capitanati, signorie, marchesati, ducati e regni. La società continuava attraverso arti, corporazioni, associazioni varie ad organizzarsi per lavorare, produrre e pagare le tasse alle entità di cui sopra a prescindere dal nome.
Nobili, aristocratici, signori stavano in cima a tali entità, avevano il monopolio della forza e il diritto di fare leggi, nonché di punire gli oppositori o chiunque aspirasse a rovesciarli.
La parola stato è andata affermandosi da quando, nel 153, Machiavelli nell’incipit del Principe, la usa per la prima volta. “Tutti gli stati, tutti i dominii che hanno avuto e hanno imperio sopra gli uomini, sono stati e sono o repubbliche o principati
Spero che da questo punto, amici che potreste essere qui per studiare con me l’economia, riprenderete a leggere il Principe con più attenzione. La cultura economica è un uno con la cultura politica e quella letteraria. Non c’è economia senza umanità.
statisti
Oggi per statisti si intendono politici che agiscono nell’interesse della nazione tutta e non solo di pochi oligarchi, qualche volta i politici che non lo fanno sono chiamati traditori.
Gli oligarchi Gaetano Mosca li ha chiamati una élite, appartengono a se stessi. ad un gruppo diverso dal gruppo-nazione.
gruppi
Ogni gruppo ha elementi comuni tra i suoi membri si chiama coesione, sono legati come fossero tutti cellule di un organismo sociale. La tendenza a stare in comunità cioè in gruppo, è innata.
Un individuo che sta da solo, totalmente separato da una qualsiasi appartenenza a un gruppo sociale e alla cultura che questo gruppo esprime è ‘un dio o una bestia’ ha detto Aristotele.
Più il gruppo è ristretto e più ha probabilità di successo perché il legame tra i suoi membri dovrebbe più facile. Io dico che l’interesse, soldi, potere e carriera, è un grande fattore di coesione in un gruppo, più degli stessi legami di sangue. Troppo cinico? vorrei tanto essere smentito dai fatti.
Sette, camarille, associazioni e logge varie, ad Atene erano le eterie, nella Macedonia di Alessandro Magno erano i komoi, sono sempre stati i modi per chi vuole comandare di mettersi insieme. Per evitare tradimenti prendono contromisure feroci, ricatto per tenerli, li fanno partecipare ai loro crimini, punizioni capitali se cercano di uscire.
Per la propria nazione tra la gente c’è un senso di appartenenza in genere debole, gli individui si sentono molto più legati ad altri gruppi più vicini a loro.
Tra la gente del popolo, qualsiasi cosa voglia dire questa parola, popolo, il legame di coesione è basso a meno che non lo si voglia accostare a quel particolare legame che tiene unito un gregge. La solidarietà che dovrebbe definire la forza di un gruppo e distinguerlo da un gregge è sempre molto scarsa.
Gli individui sono divisi più o meno da tutto, dal tifo per una squadra di calcio, dal mestiere che fanno, non parliamo delle idee sulla politica o su qualsiasi altra cosa,, il senso di coesione tra loro è molto basso a parte brevi momenti quando la nazionale di calcio vince i mondiali e un senso di orgoglio, di appartenenza e di coesione si risveglia improvvisamente per qualche ora in tutti. La gente scende per le strade a festeggiare, a girare in macchina sventolando bandiere e suonando il clacson fino a che, magari sul tardi, torna a dormire. Il giorno dopo tutto è come prima. Chi conosce la psicologia delle folle sa come fare per dissolvere gli individui.