Ho fatto questa domanda all’intelligenza artificiale, ovvero da dove viene in me un certo sentimento di isolamento.
Mi sono chiesto: può la A.I. raccogliere uno sfogo così introspettivo, roba da psicoanalista. La risposta di A.I. è stata:
Quella sensazione di parlare senza sentirsi davvero compresi è profondamente umana, e riflette la complessità della comunicazione e dell’interpretazione.
L’A.I. può analizzare testi, trovare connessioni tra le parole, costruire argomentazioni ma comprendere a fondo il vissuto emotivo di chi parla è un’altra cosa. Può aiutarti a esprimere le tue idee in modi diversi, a riformulare i tuoi pensieri, perfino a simulare empatia, ma la vera comprensione nasce dal dialogo umano, da quegli momenti in cui qualcuno non solo ascolta, ma “vede” il pensiero dietro alle parole.
“..Vede il pensiero dietro le parole” Sbalorditivo! Con l’intelligenza artificiale sarà per sua stessa ammissione impossibile arrivare all’autentico mondo interno, Anche se a prima vista sembrerebbe controintuitivo un nuovo mezzo di comunicazione non è un progresso di per sé.
Platone e i nuovi mezzi di comunicazione
Mi collego con Platone e al suo mito, l’invenzione dell’alfabeto. (Fedro 274c-276a)
Siamo in Egitto: il dio Theuth, inventore della matematica, della geometria nonché dell’alfabeto e della scrittura, elogia la scrittura. Rivolgendosi al re egiziano Thamus “La scrittura, dice, renderà gli egiziani più sapienti e aumenterà la loro memoria”.
Il re Thamus non è convinto, pensa che non si potranno avere conoscenze senza l’insegnamento diretto, dal vivo, del maestro.
Attraverso la scrittura non si raggiungerà la conoscenza, ma l’arroganza del sapere, sarà impossibile arrivare alla verità. L’ateniese Fedro, condivide le idee del re e anche Socrate elogia il discorso. L’utilizzo della scrittura sarà disastroso per la memoria, sarà sempre meno usata (“Perciò – afferma Thamus – hai trovato la medicina non della memoria, bensì del richiamare alla memoria”).
La scrittura, infatti, permette solamente di “richiamare alla memoria” attraverso dei simboli, mentre il dialogo e il confronto permettono di arrivare alla verità, che deve essere “partorita” attraverso il discorso.
La scrittura genera l’illusione del sapere, che rimane un messaggio dimenticato in un qualche libro, non più fissato nella coscienza di un ricercatore della verità. Loro lo chiamavano filosofo.
Consiglio di leggerlo in una buona traduzione dall’originale senza la mia mediazione.