Carlo III di Inghilterra e i Rothschild: cosa è venuto a fare in Italia e per conto di chi? una fotografia può spiegare più di tante parole
Timeo Danaos et dona ferentes
C’è una impressionante continuità storica in quello che è venuto a fare re Carlo III di Inghilterra con la sua visita al parlamento italiano. Per inciso bisogna considerare che sia il re che il parlamento italiano sono semplici attori di un copione messo in scena da altri in altri luoghi. Non serve più che tanto prendersela con i servitori, qualsiasi cosa di storto ci sia in quello che proverò a dirvi bisognerebbe prendersela con chi comanda per davvero.
Si potrebbe andare alle radici, al tempo dei Tudor, precisamente ad Elisabetta I quando ha preso forma una forte identità nazionale, quando si trovano già tracce delle prime organizzazioni proto massoniche che confluiranno nella creazione della prima gran loggia d’Inghilterra (Premier Grand Lodge o Grand Lodge of London, o Gran Loggia dei Moderni) nel 1717, più o meno al tempo della fondazione della Banca di Inghilterra, 1694, che poi sarebbe diventata in seguito Banca Centrale nel senso moderno, cioè istituto per il controllo della moneta.
Andiamo troppo indietro, qui mi interessa un’altro salto della potenza inglese poi diventata anglosassone, con i potentati finanziari che gli stanno dietro. Questo salto ci riguarda da vicino, è quello che conosciamo, e subiamo ancora oggi. In particolare mi interessa, da patriota italiano, il cosiddetto risorgimento. Al tempo di Elisabetta I si è iniziato quel modo di fare la guerra che si sarà ripetuto con la straconosciuta spedizione dei mille ovvero mandare agenti segreti nei panni di avventurieri contro gli eserciti e le potenze che volevano sconfiggere.
In quel caso si è trattato dei cosiddetti corsari, Francis Drake, John Hawkins ecc.. contro gli Spagnoli a cui rubavano l’oro che portavano dalle americhe, nel nostro caso si è trattato di Garibaldi. Noi italiani siamo a tutt’oggi in maggioranza convinti di essere stati liberati dagli oppressori borbonici e austriaci e non sappiamo di avere sostituito un padrone con un altro, non ci rendiamo conto che con la scusa dell’indipendenza ci è stato mandato un avventuriero preso chissà come e dove, a cui avevano mozzato un’orecchio per furto di cavalli più altre amenità del genere documentate nella sua biografia ufficiale prima di diventare generale delle camicie rosse, con l’obiettivo di abbattere il regno di Napoli.
Carlo III nel suo discorso per la prima volta ha sdoganato un fatto storico incontrovertibile quanto ignorato dalla storiografia ufficiale ovvero ha confermato la presenza di due piroscafi da guerra inglesi a Marsala che proteggevano lo sbarco dei garibalbini. Gli storici indipendenti li conoscevano bene già da prima, si trattava dell’ Argus e dell’Intrepid. Cito qui alcuni nomi di ricercatori indipendenti, Giovanni Fasanella, Franco Fracassi, Pietro Ratto, Lamberto Remondini, Manlio Dinucci, Gianfranco Peroncini, per la storia del novecento non posso tralasciare Francesco Amodeo, grazie ai quali, con i documenti che hanno fatto emergere, il quadro storico reale si è fatto molto più chiaro.
L’Intrepid lo ritroviamo anche al momento del passaggio dello stretto di Messina… guarda il caso alle volte …
Su Wikipedia non sono stati ancora informati delle uscite di re Carlo nel parlamento italiano per cui le ricostruzioni dettagliate quanto fantasiose dello sbarco dei mille a Marsala non sono state ancora rivedute.
Marsala era un porto e un territorio controllato dagli inglesi che da quelle parti avevano interessi tra l’altro nel commercio dell’omonimo vino. Ancora oggi da quelle parti ci sono territori extra territorriali in mano loro, ricordo qui quanto avvento recentemente a Porticello dove è stato affondato in due minuti uno yacht ritenuto inaffondabile, sono stati uccisi alcuni pezzi grossi del capitalismo mondiale ma la magistratura e la polizia italiana non hanno poturo entrare. Più chiaro di così ..
Distruzione del regno di Napoli, i motivi.
I motivi per volere la distruzione del ragno di Napoli e delle due Sicilie erano tanti. Potrei citarne alcuni, nel 1836 Ferdinando II il padre di Franceschiello, aveva estromesso gli inglesi da un lucroso contratto per lo sfruttamento delle miniere di zolfo a vantaggio degli odiati francesi, Carl Rothschild non era riuscito a radicarsi come i suoi fratelli in Francia e in Inghilterra, Ferdinando II era indipendente non come il re massone Vittorio Emanuele II del piccolo e molto indebitato regno del Piemonte, tanto che non era andato con gli inglesi per gli inglesi alla guerra di Crimea nel 1857, cosa che il Piemonte di Cavour aveva fatto.
Il regno di Napoli aveva le seconde riserve d’oro d’Europa, aveva un debito pubblico pressoché inesistente tanto che il primo provvedimento del regno unito d’Italia è stato la riunificazione dei due debiti, quello del sud e quello del nord con l’stituzione di un libro unico del debito.
Inoltre nel 1859 si cominciava lo scavo del canale di Suez e la flotta del regno di Napoli avrebbe potuto dare molto fastidio oltre che sarebbe stato molto comodo averla nelle mani dei conquistatori. D’altro canto il regno di Napoli non era tanto solido, era attaccabile, Ferdinando II non era così netto nelle sue scelte, da un lato respingeva gli inglesi dall’altro lato li lasciava entrare come abbiamo visto con il porto di Marsala; aveva sulle spalle l’eredità di suo padre Ferdinando I.
Vorrei citare il caso del ducato di Bronte, donato da Ferdinando I re di Napoli , o Ferdinando IV se lo si considera come re delle due Sicilie, all’ammiraglio Horatio Nelson che lo aveva aiutato a fuggire e poi a reinsediarsi al tempo della repubblica partenopea. Quello era territorio inglese con una sua propria giurisdizione e quelli di voi che volessero cimentarsi con le vicende della famosa rivolta repressa nel sangue dai garibaldini di Nino Bixio, alla faccia della guerra per il popolo oppresso, dovranno tenerne conto. Quando lo studiavamo a scuola nessuno ce lo aveva mai detto. Anche in quel caso la storia ufficiale la possiamo paragonare ad una favoletta.
Prima di chiudere con questo argomento, per mettere in evidenza la gigantesca manipolazione della verità a cui ci sottopone la storia ufficiale vorrei dare alcuni dati sulla battaglia di Calatafimi che l’agiografia ha reso così romanticamente famosa. Sono dati accettati da tutti gli storici anche quelli più allineati. Wikipedia dice: Nella battaglia di Calatafimi, il 15 maggio 1860, si registrarono 33 morti e 174 feriti tra i garibaldini, mentre tra i borbonici i morti furono 35 e i feriti 118. Dimensioni modeste, poco più di una baruffa eppure i borbonici si sono ritirati e i garibaldini sono passati.
Francesco Landi il generale dei Borboni si ritira subito dopo i primi spari, e qui si aprirebbe il discorso sul ventre molle così permeabile alla corruzione che è sempre stato un’arma potentissima del sistema finanziario che sta dietro i governi nel mondo anglosassone. Con la corruzione più che con le armi hanno conquistato il mondo, con i servizi segreti hanno sempre fatto il lavoro sul campo, fino ad oggi almeno.
Per chiudere, le guerre importanti, vedi Ucraina oggi, questo potentato finanziario le ha sempre fatte fare per procura agli altri. A presto.
Una risposta
Timeo Danaos et dona ferentes, Temo i Danai anche quando portano i doni (Danai, uno dei nomi con cui vengono chiamati i Greci da Omero e anche da Virgilio nell’Eneide)
Quello che è venuto a fare re Carlo in Italia si può intuire, per conto di chi è chiaro guardando la foto. Quello che lo sta rimbrottando come uno scolaretto è Evelyn Rothschild. Ormai non è piu necessario spiegare chi fosse. Anche se oggi lui non c’è più ci sono i suoi eredi