l’attuale creazione del denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari, la sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto. (Maurice Allais nobel per l’economia 1988)
Tutti i libri che parlano di moneta cominciano con le favolette sul baratto che era scomodo, non si poteva portarsi in tasca una pecora per andare al mercato chissà dove per scambiarla con un sacco di grano e altre amenità del genere. Dico pecora perché è rimasta una parola, pecunia, che deriva da pecus, pecora, ma quella era una unità di misura del valore non una moneta di scambio
baratto? no, credito
Come ci ha ben mostrato uno dei grandi economisti misconosciuti dei nostri tempi, David Graeber, quello di Occupy Wall Street purtroppo scomparso troppo presto per una delle solite strane polmoniti, nel suo libro Debito, i primi 5000 anni, la moneta non nasce per semplice praticità ma da subito come TITOLO DI CREDITO, nasce per dare la possibilità di pagare senza avere i beni che la garantiscono a disposizione all’atto del pagamento.
contratti di epoca sumera babilonese
Contratti di credito su cocci di argilla. Graeber ce lo dimostra con gli studi sui caratteri cuneiformi incisi su cocci d’argilla risalenti alle civiltà sumeriche, babilonesi e prima ancora di chissà quali popoli inghiottiti dall’oblio. Testimoniano veri e propri sistemi di calcolo e di contabilità. Paradossalmente si sono conservati meglio di tanti sistemi di contabilità di civiltà più avanzate successive che però registravano i loro conti e i loro contratti su materiali molto più deperibili come il papiro, la pergamena o il pelli di animali. La carta è stata inventata molto dopo.
Charta in latino, Catullo e gli arabi
Il modo di fare la carta come la conosciamo noi oggi gli arabi lo hanno preso dai cinesi e lo hanno portato in Europa. Si dice che dli arabi hanno appreso il segreto della fabbricazione di carta dalla bollitura e trattamento di fibre vegetali, stracci, ecc.. dopo la battaglia di Talas per il controllo della prima via della seta che è del 751 dopo Cristo ma si è diffusa nel basso medioevo, XII° secolo cioè dal 1100 al 1200 dopo Cristo, in Italia con la nascita di un leggendario marchio, quello di Polese da Fabriano.
… e il verso del carme 36 di Catullo? quello che che comincia con “Annales Volusi, cacata carta, votum solvite pro mea puella ecc.. “? Catullo è del tempo di Giulio Cesare, più o meno del 60/50 avanti Cristo, di che carta parlava? Charta in latino significava qualcosa come scritto o pagina di un rotolo, un “volumen” , poi dopo la parola è passata a nominare la carta di cui parlo qui, a quel tempo liber significava altro da oggi .. ma sto divagando. Non sto scrivendo un articolo di storia.
credito sta con debito e con moneta
Ricordatevi amici di queste tre parole insieme, MONETA, CREDITO e di conseguenza DEBITO. Ci faranno capire meglio quale è l’entità della truffa più gigantesca della storia dell’umanità a cui siamo sottoposti quotidianamente.
Dove c’è un credito c’è sempre un debito, per corrispondenza biunivoca come piacerebbe tanto dire al professor Odifreddi, Come effetto derivato c’è fin da quei tempi antichi un interesse da pagare a qualcuno.
In tempi storici più recenti, meglio documentati, quelli di Erodoto dove si scriveva senza incidere tavolette di argilla su pelli, papiri o pergamene arrotolate in volumi , il glorioso quinto secolo avanti Cristo per intenderci, sono rimati tanti documenti interessanti che ci fanno capire la connessione intima tra moneta e credito.
storia, scrittura, documenti
Erodoto è stato quello che ci ha lasciato un libro di ricerche, Historiai in greco antico significa appunto ricerche, un libro che ha avuto un certo successo a partire dal titolo, come potete capire da voi, amici
La storia come si sa, si fa per convenzione partire dai documenti scritti. Gli altri elementi che gli storici usano con l’aiuto degli archeologi per cercare di ricostruire quello che è successo tanto, tanto tempo fa, le chiamano prove.
Quello di scritto che ci è rimasto è linguaggio, il parlante degli intellettuali di allora, ci dice molto di più che un vaso, una statua, una colonna di un tempio rimasto in piedi o altro del genere sul mondo del credito, del denaro, delle monete di conto ecc…
I biologi evolutivi pensano che il linguaggio sia la vera caratteristica che fa la nostra specie così di successo, per ora, rispetto a tutte le altre specie viventi. Io ho dei dubbi ma per i nostri studi sulle monete di conto, sui contratti e la varie relazioni economiche tra le polis gli scritti ci aiutano molto.
nomisma
In quei tempi dell’Atene del quinto secolo a.c. il sistema moneta, anche grazie alla scrittura che ci permette di conoscerlo meglio, si era già molto di più evoluto. Possiamo riconoscere connotati simili a quelli che oggi ci sono familiari.
Di quell’epoca possediamo molti documenti come contratti, libri paghe, accordi commerciali, noleggi. Inoltre abbiamo tante monete fisiche di tutti i tipi e valori.
I numismatici nelle monete antiche, archeologiche, ci sguazzano, gli economisti le studiano come indizi per apire qualcosa di quelle economie che le hanno rilasciate. Nel tempo della “κοινὴ ἑλληνική”, la comunità degli elleni, l’economia era basata soprattutto sulla guerra, la ricchezza reale come la chiameremmo noi oggi era prodotta in gran parte dalle grandissime quantità di schiavi che le guerre procuravano a quelli che le vincevano. Non saprei dire se oggi sia davvero cambiato.
Schiavi e guerre non hanno impedito l’apparizione sulla scena del mondo della grande bellezza classica e della filosofia, in questo il mondo moderno di dimensioni infinitamente maggiori non pare la stessa cosa.
La parola greca nomisma si traduce moneta vuol dire letteralmente come di una cosa di legge, infatti nomos voleva significare in greco antico legge. La moneta si accetta per legge. I banchieri sanno bene cosa vuol dire avere la legge dalla loro parte.
Aristotele “La moneta come mezzo di scambio per soddisfare il bisogno è nata per convenzione ,, e per questo essa ha il nome di moneta (nomisma), perché non esiste per natura ma per legge (nomos), e dipende da noi cambiarne il valore e porla fuori corso”.
evoluzione della specie umana
L’evoluzione della specie umana sapiens sapiens, come si è dichiarata con poca modestia da sé stessa, ha dei tempi e modi che non conosciamo, molto più lunghi dell’evoluzione della tecnologia e della scienza per cui non possiamo sapere cosa sarà nel futuro, quindi anche dell’evoluzione della moneta, come si crea e in che mani va, a parte le briciole che cadono in basso.
Il denaro con le sue leggi appartiene al mistero grande della natura dell’uomo, come disse Dostoevskij in diario di uno scrittore sono un enigma irrisolvibile con i mezzi della scienza al cui studio vale la pena di dedicarci una vita.
soldi e potere
Le buone letture di economia sono a ben vedere anche letture di politica, per una storia del denaro connessa a quella politica, delle grandi battaglie, degli imperi e dei grandi personaggi, che non è stata ancora scritta se non a spizzichi. Curiosamente alla storia sono passati con l’appellativo ufficiale di grande soprattutto personaggi a capo di eserciti. come Alessandro magno, Ciro il Grande, Pompeo Magno, Carlo Magno, Federico II di Prussia ecc.. Giulio Cesare ha avuto la sorte per cui il suo nome è diventato esso stesso sinonimo di grande.
La moneta è garantita dallo stato e lo stato è tale in quanto ha il monopolio della forza secondo una celebre definizione di Max Weber ma lo stato, come detto altrove in questo libro, è una entità astratta. Svetonio nella sua Vita di Cesare ci tramanda una frase che lui ha detto: «Nihil esse rem publicam, appellationem modo sine corpore ac specie» («La repubblica non è altro che un nome vuoto, senza corpo né sostanza»).
Oggi nel tempo della fine del dollaro come moneta principale di riserva per gli scambi internazionali questo è ancora più plasticamente vero.
Atene ai tempi del suo impero aveva una moneta molto ricercata per cui negli scambi internazionali, chiamiamoli così, con le altre polis, quel valore durante le contrattazioni era aumentato. Diminuì dopo la disfatta militare di Siracusa e la perdita dell’impero. Gli ateniesi erano diventati più poveri.
i piccioli, i quattrini e i grossi
Nella Atene dell’epoca d’oro gli oboli erano otto volte un chalkus, un sesto delle dracme e un dodicesimo degli stateri. I chalkoi erano di rame o di leghe ancora più povere più povere, erano usati per le piccole spese della massa. Quando si dice che le monete un tempo avevano il valore dentro loro stesse non è del tutto vero, almeno le monete più piccole non lo avevano eppure il credito che tutti le davano e la necessità di averle facevano il loro valore a prescindere dalla lega in cui erano fatte.
Nei primi secoli dopo l’anno mille, Firenze, Venezia e l’Italia in primis circolavano tante monete diverse molto ricercate. Erano fatte con oro e argento, almeno quelle usate per gli affari più grandi. Le piccole monete, ad esempio nella Firenze del rinascimento chiamate piccioli, da cui gli spiccioli di oggi, parola che noi italiani usiamo ancora correntemente. Erano quarti di un quattrino a loro volta la quarta parte dei grossi, usati per i grandi affari
oro, argento, elettro, moneta di conto
Le monete più preziose erano fatte con oro e argento, ne sono rimaste di molto antiche anche di elettro. una lega di oro e d’argento trovata in natura da qualche parte in Anatolia e in Asia Minore. Perché l’oro e l’argento sono stati fin dalla notte dei tempi considerati preziosi si può solo intuire. L’oro non ossida, si conserva integro in eterno, il suo colore è molto bello da vedere e, soprattutto, è scarso. Ancora oggi questi metalli sono ritenuti preziosi, soprattutto l’oro. Nel nostro tempo quando la moneta fiat pare ad avviarsi a finire come riserva di valore questi metalli sono sempre più ricercati dagli stati e dalle banche centrali.
Le monete più preziose contenevano nella materia di cui erano fatte il proprio valore salvo truffe e aggiustamenti vari. Oggi ancora pietra di paragone è una frase idiomatica, deriva dalla pietra scura su cui i cambiavalute strisciavano le monete per valutare la quantità di metalli preziosi che contenevano.
A ben vedere, allora come oggi, il valore era più che altro creduto, al netto di leghe finte, di monete riconiate, di tosature (limavano i bordi soprattutto delle monete d’oro per ricavarne più valore come nel celebre tesoro di Hoxne ritrovato nel 1992 in Inghilterra) e questo bastava perché la moneta facesse il suo lavoro. Ah! moneta.. benessere e maledizione della specie umana.
Il valore non è mai stato solo nella moneta metallica, già nell’Atene classica esisteva una moneta di conto, ovvero di una associazione per legge di valore monetario con certi beni il cui valore veniva scritto su una pergamena o su una stele di marmo. Anche quella era un’altra forma di denaro, un altro modo per regolare l’acquisto o lo scambio di beni, meno pericoloso che portare in giro sacchi di monete metalliche.