Lo stato e i privati, trappole del linguaggio

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“Il linguaggio esercita un potere occulto, come la luna sulle maree.” dice una poetessa

 

parlare, scrivere, non traduce il pensiero

Avete notato anche voi amici? A volte vi sembra di parlare ma che quello che avevate intenzione di dire sia capito in tutt’altro modo. Il linguaggio sembra esprimere il pensiero in realtà quasi tutto quello che si comunica passa per altre vie. Ci vuole almeno un altro libro.

Anche scrivere appare soggetto alle stesse trappole. Prendiamo le parole stato e privati. Per lo studio della politica, dell’economia e anche dell’umanità hanno un peso non da poco.

stato, parola astratta

Stato: una parola che terrorizza la gente che produce, noi di sotto. Quelli di sopra, i privati, con tutti i soldi che hanno, e tutti non è abbastanza, spendono per libri, per giornali, per media, per film di Hollywood, che devono dire a tutti quanto brutto, sprecone, cattivo è lo stato.

Eppure ci guadagnano perché i loro uomini ci sono dentro e lo usano a piacimento. Quando qualcuno ha finito il suo compito dentro le istituzioni lo assumono in qualche bel posto ben pagato nelle loro banche o da qualche altra parte. Nello stato mettono altri che nel frattempo avevano preparato, personaggi che erano già dentro o del tutto inventati da zero. Cito uno per tutti un certo Guaidò in Venezuela sono passati un paio di anni ma non lo ricorda già più nessuno.

Ci guadagnano doppiamente perché lo stato ha il monopolio del potere, ha la polizia, ha la magistratura in teoria, solo in teoria indipendente, ha le leggi, ha l’esercito e con questo lo spingono alle guerre. Lo stato spende per armarlo naturalmente da loro, dalle loro privatissime fabbriche d’armi. Mi dite dunque che senso ha la parola stato?

Qualcuno di sopra con le valigette piene di soldi, oggi con bonifici in banche in paradisi fiscali, non teme lo stato. Nelle loro società segrete o logge si mettono d’accordo su come dividere la torta, occupano le poltrone come cosa loro. Perché dovrebbero preoccuparsi?

Esiste da qualche parte qualcosa sopra le nuvole che si può chiamare stato? Qualcuno degli aerei che volano là sopra lo ha visto?  Il monopolio della forza invece è reale, definisce chiaramente un’entità come abbiamo visto nelle mani di soggetti umani, molto umani.

Eppure ci sono uomini, privati, non dentro le istituzioni ufficiali, semplici piccoli imprenditori o operai o agricoltori, colletti bianchi, qualcuno dentro quello che ci ostiniamo a chiamare stato e a prendercela con lui come causa di tutti i mali, uomini che dentro di loro pare che abbiano un senso della comunità disinteressato, come ci fosse in loro un pezzo di stato, secondo il senso astratto di questa parola.

L’uomo è un animale politico, πολιτικὸν ζῷον disse Aristotele, ha l’istinto di riunirsi e a vivere insieme, all’origine era una polis poi nazione ogi entità chiamati stati.

idiotes, Hegel, idealismo

Lo stato fuori dall’idealismo di matrice hegeliana si può definire una congerie di privati che approfittano di quell’istinto dei loro connazionali. Sono uomini senza ideali, senza l’imbarazzante equivoco di dover rappresentare qualcuno, uomini che si possono dedicare senza problemi di morale ai loro interessi e a quelli del loro reale gruppo di appartenenza.

Loro lo trovano già pronto lo stato, gli “idiotes” quelli che sono fuori dal pubblico, quelli che producono continuano a sperare che non sia solo astratto, ἰδιώτης in greco antico non era un insulto, questo di per sé vuol dire qualcosa, ci dà la misura di fatto di quello che racchiude nella realtà la parola stato e della condizione in cui si trova oggi.

 

ricostruire il sistema da capo

Se venisse il giorno in cui i veri patrioti potessero ricostruire da capo il sistema di governo della nazione dovranno ricordarsi di questa trappola del linguaggio. 

Noi li chiamiamo politici, fanno carriera nelle associazioni segrete, massoneria in primis, arrivano nelle segreterie dei partiti e qualche amico indica il loro nome sulle schede elettorali. Ancora più gente del genere si trova tra i funzionari di alto grado, tra loro si chiamano apicali, ci accorgiamo di loro, come per Draghi, o per Monti, o per Romano Prodi solo quando il loro danno lo hanno già abbondantemente fatto e quel poco di interessi della comunità a cui l’entità nominata con la parola stato dovrebbe provvedere sono stati venduti.

Un cuore candido crede ai giuramenti che si fanno, e loro giurano fedeltà alla costituzione e alla nazione, lo stesso “Candide” di Voltaire pensa anche che rubare sia non lecito, ma loro rispondono rubare ai contribuenti produttori non è illecito  rubare all’entità che ti paga lo stipendio non è un tradimento, anzi, un alto tradimento, anche se hanno giurato.

morale pubblica

Alla fine “il cielo stellato sopra di noi, la morale dentro di noi” ( sulla tomba di Emmanuel Kant a Kaliningrad ).

A questo punto del discorso, amici, se lo avete seguito con attenzione concorderete con me che la morale pubblica si trova connessa alla politica. Senza morale vuol dire che quei pochissimi di sopra hanno tutto e quelli di sotto niente, vuol dire anche sull’economia qualcosa, i grandi soldi tutti da una parte e qualche briciola che cade sotto il tavolo per la grande massa degli esseri umani.

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