Fascismo come categoria dello spirito

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poliziotti e contestatori picchiano entrambi

Fascismo come categoria dello spirito

«Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti».

Lo ha scritto Primo Levi in un articolo del 1974 sul Corriere della Sera, il titolo era: “Un passato che credevamo non dovesse tornare più”… Credevamo…

Perché fascismo come categoria dello spirito?

Con categoria dello spirito intendo dire che a prescindere dalla parola che si usa, che può essere interpretata in senso letterale o no, si può trovare nell’animo della gente, molti di più di quelli che pensiamo, un certo atteggiamento che se definissimo fascista a tutti parrebbe di capire di cosa stiamo parlando.

Se quelli che comandano hanno quell’atteggiamento fascista allora, o comunque tu lo voglia definire, il sistema di potere diventa fascista. Anche se altrove qualcuno lo definisce liberale, o peggio ancora democrazia, il risultato non cambia, tutte parole vuote. La specie umana va orgogliosa di possedere il linguaggio verbale ma considerando il linguaggio e la realtà questo suo strumento sembra più che altro fuorviante.

Questo attributo di fascista risuona come una delle tante parole generiche, come comunista, come liberale, come democrazia, come tante altre, solo per restare nell’ambito della politica. Nell’articolo di Primo Levi si percepisce che il significato di una parola potrebbe anche avere un’altra forma ma non importa, il senso non cambierebbe. Per certi concetti il significato va oltre il significante, ovvero il contenuto va oltre la forma con cui è scritta la parola.

Ribelli, ribellismo

L’atteggiamento fascista del potere genera per contrapposizione i ribelli, quasi come nella linguistica gli antonimi inversi, tipo il sopra e il sotto, il predatore e la preda, l’insegnante e lo studente, ma qui sto divagando, amici.

Una azione definibile fascista, di potere arrogante e indiscutibile genera una reazione, definibile ribellione, ma anche i ribelli ad osservarli bene  non appaiono come il modello ci suggerirebbe. In realtà la parola ribelle potrebbe non racchiudere una realtà come ce la figuriamo. una realtà da .. ‘ribelle’.

Se vogliamo una conoscenza superiore della realtà le sole parole, mi ripeto, sono fuorvianti.

Ci troviamo sempre con lo stesso problema del linguaggio. Anche i ribelli potrebbero essere in qualcosa fascisti proprio come quel sistema a cui pretendono di opporsi. 

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