il ‘particulare’
Tutti si lamentano, accusano qualcuno, pensano al loro particulare. È proprio così?
Lo stesso Francesco Guicciardini, che ha dato per primo un significato nuovo alla parola particulare nelle sua vita non risulta che fosse così egoista. . Nel Ricordo 28 della sua opera Ricordi politici e civili, o Ricordanze che dir si voglia, ci spiega che la necessità di salvare il proprio interesse, lui lo chiama “particulare” giustifica nella moltitudine tanti compromessi e azioni basse se non proprio amorali. Nella sua vita pubblica prima come governatore oculato a Bologna poi luogotenente delle truppe di papa Clemente VII il nipote di Lorenzo il Magnifico durante il sacco di Roma del 1527 non fu mai al centro di scandali per corruzione.
In quell’occasione Guicciardini fu accusto di essere imbelle, Dante lo avrebbe messo tra gli ignavi, per aver permesso ai lanzichenecchi di scorazzare per l’Italia e prendere Roma con un solo assalto, ma non era una accusa fondata e tra poco spiegherò il perché.
Neppure nella vita privata Guicciardini fu così dedito al particulare che lui stesso ha teorizzato. Dal suo carteggio con Macchiavelli appaiono evidenti le preoccupazioni molto paterne per le figlie, non certo preoccupazioni di un padre assente o egoista.
il sacco di Roma
Sulla questione del sacco di Roma c’è da aggiungere qualcosa. Come luogotenente dell’esercito del papa Guicciardini avrebbe dovuto essere il coordinatore strategico delle truppe pontificie ma, pochi lo sanno, Clemente VII nel 1526 aveva licenziato gran parte delle truppe. per risparmiare detto altrimenti per motivi economici, e non solo quello, in realtà le truppe veneziane della lega di Cognac, quelle che avrebbero dovuto contrastare sul campo i lanzichenecchi, erano comandate da Francesco Maria della Rovere duca di Urbino che era al soldo dei veneziani.
I francesi stessi agli ordini di Odet de Foix anche se sulla carta erano della lega di Cognac si guardarono bene dall’aiutare lo stato della chiesa con il papa e tirarono dritto verso sud cercando di attaccare il regno di Napoli. Chi mastica un poco di storia di storia sa come è finita.
Tornando al della Rovere niente vieta di pensare che siano stati gli stessi veneziani a ordinargli di non consumare le loro truppe in uno scontro e lasciare che i papali si arrangiassero da soli, in fondo fino a prima della lega lo stato della chiesa era il loro nemico, al tempo del disastro di Agnadello, o Valiè, 1509, lo stato della chiesa era il loro nemico principale, altro che solidarietà tra italiani, era stato il papa Giulio II che con la lega di Cambrai aveva chiamato i francesi in Italia.
In quel vortice di tradimenti, di furberie e di cambi di alleanze ognuno degli staterelli italiani aveva tante ragioni per fare dispetti agli altri.. con gli stessi tradimenti che lui stesso aveva subito.
Noi qui siamo partiti da tutti accusano, tutti pensano al proprio interesse ma la realtà è più complessa, ci sono tante teste, quot capita tot sententiae, tanti che per tante ragioni si danno da fare per un mondo migliore, non solo per il loro interesse.
Se ci lamentiamo dello stato delle cose, delle ingiustizie della società che fare dunque? Intanto proviamo a immagibarlo
dominare con il linguaggio
Uno dei modi, non il solo, con cui i pochi dominano senza difficoltà sui tanti è il linguaggio. Prendiamo ad esempio la parola democrazia. Nella situazione attuale delle cosiddette democrazie votare, si o no, è un bel problema. Che fare dunque? ecco un primo problema del grran libro, tutto da scrivere, del che fare.
L’istinto nostro anche se non siamo dei matematici né abbiamo intenzione di diventarlo, è quello di cercare una soluzione ragionevole. Se ne parliamo con qualcuno quello esige una risposta, invece io questa risposta non ce l’ho.
Se i candidati degli indipendenti mostrassero di conoscere almeno l’economia dell’inganno di cui abbiamo parlato qui, se nei vari canali di informazione mi parlassero di un vincolo al mandato che in teoria chiedono a me in quanto loro elettore potrei pensarci, ma questa è teoria, i politici decli stati cosiddetti dell’occidente, ormai è chiaro, son solo governatori, servi, pupi messi lì da un puparo che non è mai stato eletto da nessuno.
che fare: programmi
Programma scritto e depositato da un notaio. Avremmo il piacere di vedere un programma scritto nero su bianco. nessuno degli indipendenti lo scrive con chiarezza, e, se lo ha, neppure se lo porta dietro per ribadirlo ‘a ogni piè sospinto’.
Obblighi: Se il cosiddetto candidato ha un programma non c’è traccia di sanzioni vere, patrimoniali, per chi si candida se non rispetta i suoi impegni con chi lo dovrebbe votare.
Moneta: della moneta, ne abbiamo parlato a fondo, per tutti i cosiddetti candidati è un tabù eppure “stato senza conio non è uno stato” devo aver scritto da qualche parte. Sarebbe la prova provata per chi s aveerre della loro dipendenza dagli usurai che controllando il sistema denaro reggono il mondo.
stipendi dei politici e dirigenti apicali: nessun freno all’avidità che naturalmente viene sollecitata in chi ha le mani sulla grande cassa dei soldi pubblici.
No massoneria: perché dovrebbero riunirsi di nascosto tra di loro quando c’è già un parlamento per quello?
Settore pubblico e settore privato non divisivo. I lavoratori dovrebbero avere tutti le stesse regole e opportunità, non ci devono essere dipendenti pubblici intoccabili e dipendenti privati esposti come glie al vento delle crisi economiche.
niente aste marginali
neutralità internazionale
niente finanziamenti ai mezzi di informazione.
vincolo stretto di mandato per i politici e possibilità di licenziarli anche dopo l’elezione
ultimo ma non ultimo, in realtà il primo, il controllo dei servizi segreti
stato? no collettività
..e se lo chiamassimo collettività? Qualcuno dei lettori sembra d’accordo e mi suggerisce che è ok. Adriano Olivetti nelle sue visioni di una società nuova, più giusta, aveva introdotto la parola comunità ma sa troppo di comunismo un esperimento storico non andato troppo bene. Dobbiamo metterlo al primo posto nel programma. Ci dovrà essere un momento in cui le due parole, stato, collettività, viaggeranno insieme ma poi per la gente, solo al pronunciare la parola collettività dovrebbe identificarsi.
In ogni sistema che potremmo immaginare ci sarà sempre un gruppo di gente che va al potere, anche se la chiamassimo collettività o comunità o utopia o in qualsiasi altro modo. Si tratta anche questo di qualcosa di umano sia che li vediamo come uomini pubblici o privati.
Cosa fa la differenza? I soldi naturalmente. Nello stato o collettività da costruire dovremo impedire che la loro posizione procuri loro vantaggi indebiti e che non sia a vita. Gli stipendi di quel genere di funzionari dovranno essere inferiori agli altri equivalenti nella società civile. Sono il primo esempio di una classe politica sana.
Se ci mettiamo a pensare al che fare sarebbe opportuno immaginare come sarebbe l’entità (non la voglio chiamare stato) ci tocca aspettare il crollo del mondo della finanza in cui viviamo. Per Marx si trattava di aspettare, la fine del capitalismo oggi in gran parte finanziario, era inevitabile date le sue contraddizioni
Se avessimo la fortuna di vivere quel momento lo stato che verrà dovrà ricordarsi dello stato di prima, delle regole sbagliate, anche se qui in Italia ci avevano portato ad essere la quarta potenza manifatturiera mondiale.
Ricordiamoci dello stato passato prima che fosse fagocitato da una manciata di super multi ultra ricchi, ricordiamoci degli stipendifici, dell’antagonismo tra lavoratori autonomi e i loro dipendenti, e tra i dipendenti statali e gli altri. Le grandi aziende? lì dentro come al tempo dell’IRI e come oggi è in Cina e in Russia la collettività, o comunità dovrà avere sempre la maggioranza. Tutti saaranno così sicuri che anche loro pagheranno le tasse..
denaro e collettività
Ci si può occupare di medicina, di scienza, della stessa filosofia senza occuparsi della politica? Ci si può occupare di politica senza occuparsi del denaro? Qui il discorso si fa più complesso, bisogna proprio che leggiate il libro, amici, ora posso solo dire ‘stato senza controllo della moneta non è uno stato’.
Se è vero che, come disse qualcuno, un vincitore è quello che resiste e passa tra mille fallimenti, potrebbe esserci una nuova era anche per la massa della gente comune per qui quanto qui abbozzato velocemente potrebbe non essere una pura fantasia.
Non dobbiamo mai mollare anche se lo spettacolo di inerzia, di ignavia, di livore che ci circonda è sconfortante.
La libertà si paga ad un prezzo che pochi sono disposti a pagare.
“O God, I could be bound in a nutshell, and count myself a king of infinite space, were it not that I have bad dreams. Which dreams, indeed, are ambition; for the very substance of the ambitious is merely the shadow of a dream.”
William Shakespeare, Hamlet
libertà, conoscenza e denaro
Non ci sarà mai libertà senza vera conoscenza. Conoscere il denaro è come conoscere l’universo umano.
Non ci sono mai stati nella storia da quando c’è la scrittura tanti libri, scrittori, studiosi di ogni genere che pubblicano a getto continuo le loro fatiche sia nello studio dell’economia che in quello del potere per non parlare di scrittori di romanzi generalisti. C’è un rumore di fondo grande per chi vuole anche lui cimentarsi nella ricerca di qualche verità, La necessità di estraniarsi e studiare senza farsi distrarre è reale. Troppe opinioni, troppi esperti, a loro vorrei dire che è meglio capire meglio prima di mettersi a scrivere. “C’è già tanta carta stampata in giro che non si sa più cosa involtolare” disse Gogol.
Se ho stimolato qualcuna delle vostre visioni, amici, io sarò soddisfatto. Tocca a voi ora. Fu accusat