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intellettuali omettono il che fare

Quante critiche sono state fatte al sistema, alla società, alla monarchia e dopo anche alla repubblica, della dittatura neanche a parlarne, tutti danno del dittatore all’altro. Sto parlando degli intellettuali con una visibilità sulla scena pubblica, quelli che hanno l’abilità di articolare le proprie teorie e le proprie opinioni

Parliamo anche dei libri e della storia della filosofia, senza perdere tempo andiamo a Carlo Marx il massimo per le conseguenze che il suo pensiero e i suoi scritti hanno avuto sulla storia successiva. Qualcuno dice che nessuno ha letto tutto il Capitale nemmeno Marx stesso. In effetti mentre era in vita Marx ha curato la pubblicazione solo del primo libro gli altri due sono stati ricavati da appunti quasi illeggibili che ha lasciato dall’amico Engels.

Marx e Lenin rivoluzionari per antonomasia

Marx non scrisse nulla di prescrittivo su “che fare” tantomeno sul “come farlo”. Si rifiutava di inventare “ricette per le osterie dell’avvenire”, per lui la transizione al comunismo non aveva bisogno di essere pianificata a tavolino, doveva emergere dalle lotte del proletariato. Il compito della teoria era analizzare la storia, non scrivere decreti su come organizzare la futura società. (sic!)

Lenin su “che fare” ha scritto un libro. Leggetelo, dento troverete più o meno gli stessi atteggiamenti di Marx, lui ci dice che ‘ci vogliono rivoluzionari di professione” e che i movimenti operai sono “senza coscienza politica”

Sul che fare dopo la rivoluzione non ci dice niente mentre sul come fare la rivoluzione era molto esperto. Se vi mettete a leggere le sue opere non troverete niente di concreto sul dopo tant’è vero che quando si è trovato davanti agli effetti imprevisti di una scriteriata “collettivizzazione” ormai in fin di vita per gli ictus cercò di metterci una pezza, un pannicello più che altro, con una sigla la NEP, ma non mi dilungo qui ora.

capitalisti, scuola austriaca, denaro di stato.

Gli avversari dei rivoluzionari, i capitalisti, una categoria indefinita in quanto priva di una vera e propria ideologia a meno che non siano considerati ideologici alcuni studi economici che si ammantano di liberalismo.

Il nome suona bene. Come esempio citerei “La società aperta e i suoi nemici” di Karl Popper fin troppo celebrato, purtroppo anche da un certo George Soros che va in giro dicendo che a lui non interessa niente delle sofferenze dei popoli, lui pensa ai soldi delle sue speculazioni. oppure citerei gli oscuri libri della scuola austriaca anche se in alcuni concetti si rivelano interessanti. L’idea di abolire le banche centrali fa riflettere. Creano il denaro dal nulla ma se non le banche centrali chi si occuperà di mettere in circolo nel corpo sociale quella autentica linfa vitale che è il denaro? Ci ha pensato Abramo Lincoln con il greenback, dollaro federale, poi ripreso da John Fitzgerald Kennedy, e Gheddafi con la moneta africana, e anche Aldo Moro con le sue 500 lire di stato a dare una risposta. Li hanno ammazzati.

economia subordinata al potere politico oscuro

Nomi come Ludwig von Mises, come Friedrich von Hayek come Murray Rothbard, li metto per esteso qualora voleste cercarli e leggerli non sono amati dai padroni del discorso, i grandi invisibili della finanza. Milton Friedman e i Chicago boys, sono molto più considerati, non parlano dell’effetto Cantillon e questo piace ai loro datori di lavoro visto che i suddetti invisibili sono quelli che più beneficiano dell’immissione di moneta creata dal nulla. Non parlano neppure di potere oscuro e deep state, non sembrano percepire quanto l’economia e la finanza siano subordinate al Potere

La Cina e la Russia di oggi sembrano aver imparato molto bene la lezione.

le guerre dei ribelli

“credo nelle idee che diventano azioni’ (Ezra Pound)

Un modo scriteriato di rispondere ai grandi problemi del nostro mondo di usurai nelle teste calde si traduce in velleità guerresche. Finanziati da chi? magari finanziati da strane congiunture internazionali, come i bolscevichi durante la prima guerra mondiale o Hitler e anche Mussolini al tempo della sua presa del potere, o tante rivoluzioni della Cia del nostro tempo o le tante guerre per la predazione delle risorse energetiche in giro per il mondo senza soluzione di continuità. I ribelli della storia prima o poi hanno fallito, gli imperi sono caduti.

Non è una questione di morale, almeno non solo, gli esiti delle aggressioni, magari non subito, danno risultati troppo spesso peggiori di quelli che all’inizio era immaginati potesse dare la guerra.

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